lunedì 1 agosto 2016

Il Castello di Otranto: dove tutto ebbe inizio!


Ciao a tutti! ^_^
Il titolo di oggi è piuttosto datato e, nonostante non si senta nominare spesso, è considerato il primo romanzo gotico. Il Castello di Otranto risale al 1764 ed il suo autore è l'inglese Horace Walpole, noto ai tempi per la sua dimora in stile neogotico, Strawberry Hill.
Secondo una manovra editoriale molto usata all'epoca, Walpole finse di aver ritrovato quest'opera italiana risalente al '500, presentandosi quindi solo come suo traduttore. Solo dopo che il titolo ottenne successo, ne rivendicò la paternità. Quella che oggi chiameremmo in gergo tecnico et accademico "paraculatio", ai tempi si usava spesso per evitare di rovinarsi la reputazione nel caso di opere insolite o fantastiche, oppure per rendere più verosimile ed autorevole il contenuto. Ed è proprio di un'opera insolita che stiamo parlando!
Il Castello di Otranto, infatti, fa largo uso giocoso del sovrannaturale in un momento culturale in cui era mal visto da quella che era la cultura ufficiale dell'epoca, ovvero quella illuminista.
Le vicende sono ambientate in una pseudo-Sicilia medievaleggiante. L'accuratezza storica, come si vedrà nei romanzi successivi del genere, non è fondamentale; ciò che conta è dare una sensazione di "passato".
Le vicende si aprono pochi istanti prima del matrimonio tra Corrado, figlio di Manfredi, il Principe di Otranto, ed Isabella, la bella e giovane figlia del Marchese di Vicenza. La tragedia si abbatte però sulla giovane (e non troppo felice) coppia e Corrado viene trovato morto, schiacciato da un elmo gigante. Sì, va inteso letteralmente...entrano nella stanza e lo trovano così, spappolato sotto ad un elmo dalle enormi proporzioni, con tanto di pennacchio nero posseduto da non si sa quale spirito.
I genitori e la sorella di Corrado sono sconvolti, ma le sfortune non finiscono qui per la povera Isabella.La sera stessa della morte di Corrado (di cui a nessuno fregava un'emerita cippa a quanto pare), Manfredi in persona cerca di costringerla a prendere la sua mano, dopo aver ottenuto la separazione dalla moglie. Assistiamo quindi alla nascita del primo villain gotico: avido, perseguitato da misteriose profezie, pronto a tutto per ottenere ciò che vuole ed anche arpionatore di giovani e fragili fanciulle.

Il temibile elmo gigante
Isabella, però, disgustata dalla proposta, scappa a gambe levate. Nella fuga incontra un giovane sconosciuto, Teodoro, che la aiuta a raggiungere la foresta. Questi si presenta come di umili origini, ma il suo modo di esprimersi sembra dire il contrario. I nobili, si sa, parlano sempre come se fossero posseduti da Shakespeare ed è un impulso tanto incontrollabile e spontaneo che non riescono neanche volontariamente a fingersi zotici.
Da questo momento in poi il susseguirsi degli eventi si fa sempre più fitto ed incalzante, tra triangoli amorosi (facile, con un solo uomo decente in giro...e che Dio abbia Corraduccio in gloria), intrighi, profezie, misteriosi giganti che appaiono e scompaiono, quadri che si muovono, fanciulle svenevoli e divorzi (!). Su tutti, si staglia l'imponente figura di San Nicola, protettore della città e del vicino monastero.
Vediamo all'opera, insomma, quelli che saranno alcuni degli elementi cardine del genere.
La differenza più spiccata è che Otranto dà l'impressione di non prendersi troppo sul serio ed anche l'intervento sovrannaturale è quasi volutamente eccessivo e superfluo, per il gusto genuino del racconto e della meraviglia.

Il romanzo, però, ha ormai fatto il suo tempo e non gode di quell'afflato mitico che rende immortali opere come Frankenstein o Dracula, motivo per cui leggere Otranto oggi non è un'esperienza che ci cambierà la vita.
Tre quarti degli elementi sovrannaturali, di suspence o dei colpi di scena, parlando francamente, fanno sbellicare. E' stato solo uno il momento che mi ha messo un minimo di inquietudine, ma per il resto, la gente morta schiacciata sotto elmi giganti non fa più l'effetto voluto. Così come le rivelazioni di improbabili paternità più che commuoverci fanno pensare a Raffaella Carrà! (Teodoro, tuo padre...è quiii! Panana-naa na naaa)
I personaggi sono bidimensionali e facilmente dimenticabili, fatta eccezione forse per Manfredi (che in realtà è il  vero protagonista della storia), quindi manca anche il coinvolgimento emotivo.
Allo stesso tempo, però, il ritmo incalzante ed il gusto dell'autore per il narrare, insieme alla brevità del romanzo (non sono neanche 200 pagine) rendono la lettura piacevole per un pomeriggio di Carrambate da brivido (diciamo brividino và...proprio un solletichino...e solo se siete facilmente suggestionabili). L'atmosfera fiabesca, poi, riesce comunque a dare all'opera un minimo di fascino.

Per concludere: consiglierei Otranto a chi è incuriosito dal genere e vuole scoprirne le origini ed a chi apprezza le storie medievaleggianti di damine, cavalieri, fantasmi e monasteri. Non vi farà venire gli incubi ma, se letto con il giusto spirito cazzaro, vi farà ridere. Tanto. 

Sull'edizione non posso pronunciarmi perchè ho preso il formato e-book alla modica somma di 50 centesimi :D 

4 commenti:

  1. Risposte
    1. E' una lettura molto scorrevole che si recupera in pochissimo tempo ^^ circolano delle edizioni a prezzi stracciatissimi!

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  2. Io lo adoro questo romanzo, lo adoro letteralmente! E sì, ha tutti i difetti che dici, Millefoglie, ma io lo amo e lo adoro lo stesso! :D Tra l'altro è stato il primo romanzo "gotico" che ho letto (avevo, credo, 15 o 16 anni) cui sono seguiti tutti gli altri classiconi del genere: Il Vampiro, Carmilla ecc. ecc. Poi sono approdato a Poe e a Lovecraft, ma tutto è partito da questo per me meraviglioso "Il Castello di Otranto" :D
    Un bacione e a presto!

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    1. Leggerlo da più piccoli deve essere di sicuro più entusiasmante :) Nonostante questi difetti dovuti agli anni che passano, tutto sommato non ne esce sminuito, solo un po' impolverato. ^^
      A presto! :D

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