lunedì 23 aprile 2018

Non stancarti di andare - Promosso con riserva?

E' da un po' che non ci si sente, eh?
La copertina (bella <3)
Ho riflettuto parecchio su questo post e ho continuato a rimandarlo, non solo per lo studio, ma anche perchè non ero convintissima di volerlo fare, dato che il mio parere sul fumetto/graphic novel (che dir si voglia) in questione è leggermente fuori dal coro, almeno per quanto ho avuto modo di leggere in giro. 
Non avevo mai letto nulla del duo di autori composto da Teresa Radice (ai testi) e Stefano Turconi (ai disegni e ai colori), ma devo dire che il loro lavoro Il porto proibito mi ha sempre incuriosita, complici anche le molte recensioni positive di amici lette in giro. Così, quando mi si è presentata l'occasione di assistere alla presentazione di Non stancarti di andare ho colto la palla al balzo e ci sono andata. L'incontro mi è piaciuto molto e i due autori mi hanno fatto davvero un'ottima impressione, non solo sul piano umano, ma anche perchè mi sono sembrati molto consapevoli del loro lavoro e molto appassionati. Spinta dalla curiosità di leggerli e non essendoci copie del Porto disponibili, ho optato (e non a malincuore, visto che il titolo mi interessava comunque) per Non stancarti di andare, con tanto di bellissima dedica, davvero apprezzata! 

Il volume in questione, poi, promette bene: la storia d'amore e di viaggio, fisico e spirituale, di Iris, una ragazza italiana, e Ismail, siriano. I due vengono separati inaspettatamente e Ismail si trova ad affrontare un vero e proprio viaggio della speranza per riuscire a tornare dalla sua amata che, nel frattempo, ha scoperto di essere incinta ma non riesce a mettersi in contatto col suo compagno, di fatto disperso.

La copertina variant
A parte il tema della gravidanza che, lo ammetto, non mi ha mai attirata molto ha tutte le carte in regola per incuriosirmi e, infatti, la storia in sè e per sè mi è piaciuta e non è poi così lineare come potrebbe sembrare. I due protagonisti, infatti, affronteranno un percorso di riscoperta del sè che li porterà a confrontarsi col passato, col presente e con un futuro incerto, arricchendo la narrazione con flashback sulla nascita della loro relazione. Nel caso di Iris, giovane e allegra disegnatrice, sarà fondamentale il tentativo di recuperare il rapporto con la madre, una donna sopra le righe che dietro la sua faccia tosta e il suo libertinaggio, nasconde dei dolori che non è ancora riuscita a lasciarsi alle spalle e che tornano, nella narrazione, per renderci partecipi della sua storia. Ismail, invece, dovrà fare i conti con la guerra che sta devastando il suo Paese, da cui è costretto a fuggire pur amandolo profondamente, tanto da cercare di trasmetterne la cultura tramite l'insegnamento della calligrafia e il suo lavoro di guida turistica.
I temi affrontati in Non stancarti di andare sono davvero tantissimi, forse anche troppi per un'opera che sì, è lunga, ma è anche molto densa di emozioni e ricordi. Troverete riflessioni sulla maternità, sull'amore, sulla distanza, sulla guerra, sulla spiritualità, sulla famiglia, sull'arte, ma anche su questioni storiche più concrete, attuali o del passato recente. E' un telaio di storie, indissolubilmente intrecciate e racchiuse in una cornice di amore per la vita e per la cultura in ogni sua forma, che in questo caso è un ponte tra i mondi, come dimostrato dalle citazioni all'inizio di ogni capitolo, tutte di autori di diversa appartenenza culturale, cosa che ho molto apprezzato. 

Tra gli elementi che mi hanno colpita in positivo, sicuramente il lavoro di  Stefano Turconi, che si destreggia tra tanti stili di colorazione diversi, in modo tale da rendere i salti temporali chiari e riconoscibili a vista d'occhio, ma dando comunque una coerenza a un'opera visivamente varia, in cui i personaggi si muovono fluidi e aggraziati, pur non perdendo la loro quotidiana concretezza. Una vera e propria gioia per gli occhi. 

Il piccolo Ismail
in compagnia del personaggio
più bello e sentito del fumetto, padre Saul
Ma quindi? Dove sta il problema? La storia mi è piaciuta, i disegni e i colori anche, i temi sono belli tosti e interessanti, anche se un po' "costretti" nello spazio limitato di una storia autoconclusiva... Di che mi lamento? Mi duole ammetterlo, ma Non stancarti di andare non mi è piaciuto tanto quanto avrei voluto. Data la mole del tomo, ho anche aspettato il momento giusto per godermelo con tutta calma, senza doverlo spezzettare troppo tra una lettura obbligataoria e l'altra, quindi non penso neanche di averlo letto in un "momento sbagliato", anzi. 
Scusate per la pessima qualità
ma sono foto scattate col cellulare^^"
Il mio problema, detto in soldoni, è subentrato quando i personaggi hanno cominciato a parlare, pensare e scrivere. Teresa Radice, durante la presentazione, aveva detto che era un lavoro molto verboso e temeva di aver esagerato, ma non mi sono lasciata intimorire perchè a me gli stili ricchi non dispiacciono, che si tratti di romanzi o fumetti. Però in questo caso penso di aver superato il mio limite: i testi di Non stancarti di andare sono molto curati graficamente, come le lettere scritte a mano, per esempio, che restituiscono quasi l'immagine dei loro autori, ma da un punto di vista "letterario", mi sono ritrovata impantanata nelle parole che, più che accompagnare il disegno, a volte sembrano quasi volerlo prevaricare. Queste soffocano il messaggio che vogliono trasmettere, perchè spesso sono troppe e soprattutto sono ridondanti, oltre a inseguire uno stile poetico che non sempre riescono a raggiungere. Ci sono casi frequentissimi di aggettivazioni sovrabbondanti e altri (molto meno frequenti) di parole che stridono con il contesto, come nel caso di "bambini dall'epidermide di cuoio" che è quello che più mi è rimasto impresso perchè è il primo che ho notato. Non voglio fare la precisina rompina, ma voglio spiegarmi il più chiaramente possibile. Penso che questo stile sia voluto e che ci sia stata molta riflessione dietro le parole scelte, solo che a volte non riesco proprio ad afferrarle e penso sia uno di quei casi in cui pensare e rimaneggiare troppo i testi sia stato controproducente.
 
"Sprofondo in quel 'grazie' come sotto il piumone in una sera d'inverno.
Mi ci raggomitolo dentro, intirizzita e incredula, azzurra (?) e protetta".

Le parti che più mi sono risultate pesanti, poi, sono state le pagine di diario/lettere che Iris indirizza al bimbo che sta per nascere: anche qui, la scrittura di Iris non mi suonava affatto scorrevole, a volte era anche stucchevole per i miei gusti (ma magari sono io poco sensibile all'argomento, in questo caso), tanto che più volte ho avuto l'impulso di saltare paragrafi interi, ma non è nella mia natura farlo, perchè la mia politica è che un titolo o si legge tutto o non si legge, al massimo lo si abbandona. Le uniche pagine di diario che ho apprezzato di più sono state proprio le ultime, insieme alla dedica finale al figlio della coppia di autori, perchè se ne comprende bene l'intento e anche il coinvolgimento emotivo (non sono una regina dei ghiacci, dopotutto! :P).
 

Sempre per quanto riguarda lo stile, ho trovato esagerato anche l'uso delle citazioni e, come saprete ormai se è capitato di scambiare quattro chiacchiere, a me piace tantissimo quando viene inserita la citazione giusta al momento giusto, ma qui si esagera perchè si perde ogni parvenza di realismo, secondo me, quando sembra che i personaggi abbiano ingoiato un'intera biblioteca di letteratura internazionale e sappiano tirar fuori le citazioni giuste al momento giusto anche nelle situazioni più difficili. Se tutte le citazioni fossero state inserite come quelle a inizio capitolo avrei apprezzato molto di più. Inoltre, quando i personaggi si esprimono spesso per citazioni, si corre il rischio di danneggiare la loro caratterizzazione, perchè è come se parlassero per bocca d'altri. Infatti il personaggio più "vivo", secondo me, è proprio la madre di Iris che, con il suo linguaggio sboccato, sembra avere un soffio di vita in più degli altri. A soffrire di più di questa scelta, per me, è stata Iris, perchè Ismail almeno fino a un certo punto si contiene. Tra citazioni, stile poeticizzante (quando riuscito), accumulazione di aggettivi e inversione di parole, si aggiungono anche dei font piccoli e corsivi che hanno messo a dura prova la mia vista già martoriata. Insomma, è stata una lettura faticosa. Non che non mi voglia stancare leggendo, ma se durante la lettura mi trovo a dover rileggere più volte perchè le parole hanno avuto il sopravvento sul loro stesso contenuto e sulle tavole, dopo un po' comincio a perderci gusto. Ne ho letti di titoli verbosi, per cui non pensavo che questa caratteristica avrebbe ostacolato così tanto la mia fruizione di questo fumetto, quindi sono io stessa la prima a esserne rimasta amareggiata. Se non fosse stato per questo, lo avrei apprezzato dieci volte di più.

Questi colori mi piacciono molto
(su carta sono molto più vividi^^)
Per concludere: Mi è capitato di amare titoli che hanno molti più difetti di questo, però nel caso in questione direi che è opportuno dire che, pur condividendo in pieno il messaggio proposto, non sono riuscita a farmi coinvolgere come mi aspettavo perchè io e Non stancarti di andare non siamo riusciti a comunicare al meglio. Nel complesso non si può certo considerare un titolo "illeggibile" o brutto, questo no, perchè comunque trasmette un messaggio profondo, attuale, importante e altamente condivisibile, oltre appunto al già lodato aspetto grafico. Insomma, ha tanti punti di pregio e io stessa mi chiedo perchè una sola caratteristica abbia inficiato così tanto la mia esperienza di lettura, visto che sono molto "larga di voti" in genere e perdono difetti ben più gravi se un titolo mi colpisce. Forse sono state proprio le aspettative alte a fregarmi? O, più che altro, aspettative diverse? Oppure, essendo il testo un aspetto così preponderante, ha intaccato il titolo nella sua interezza? Non lo so neanche io, fatto sta che la mia esperienza non è stata pessima, ma meno intensa di quanto speravo inizialmente.

Ho pensato che magari il mio parere potrebbe essere utile a lettori che hanno gusti simili ai miei e che prima di acquistare quest'opera vorrebbero avere più informazioni possibili dato che l'edizione Bao Publishing, curata e corposa, è anche costosa per le tasche di noi lettori, quindi penso sia utile avere anche qualche parere sincero (per quanto poco professionale) da lettore a lettore. Non ho trovato altri commenti in cui veniva sottolineato questo aspetto, forse perchè altri lettori sono riusciti ad andare oltre,per cui se pensate di non avere problemi con questo stile di scrittura, allora vi invito a recuperare questo titolo, altrimenti non so... magari pensateci due volte.

Ora, quesito per chi ha letto Il Porto Proibito: pensate che possa incappare nella stessa situazione? Oppure lì lo stile e un po' diverso e può essere più in linea con i miei gusti? Consigliatemi consigliatemi! (Che tanto per ora non posso comprarlo o mi si spaccano gli scaffali per i troppi arretrati, ma più in là vedremo!) Sul sito dei due autori ho visto che stanno per pubblicare una storia (o una serie) ambientata nel Medioevo e anche quella potrebbe interessarmi!

4 commenti:

  1. Ciao! Ci dispiace. La serie sul medioevo sarà molto meno scritta e più semplice, in quanto dedicata a un pubblico più giovane. Qui il coinvolgimento è stato tale da sovrastare di gran lunga la razionalità. E' una cosa davvero difficile da spiegare, dunque non ci proveremo (già troppe parole, no?). Per Il Porto Proibito, magari puoi prenderlo in prestito in biblioteca. Poi facci sapere, se vuoi :-)

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    1. Salve! :)
      Grazie mille per aver risposto e per le informazioni!
      Si vede che avete scritto questo fumetto con il cuore in mano, come si suol dire, e questo è sempre motivo di merito. :)
      Cercherò di recuperare altri vostri lavori non appena mi sarà possibile!

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  2. Ehi! Hai fatto sicuramente bene a scrivere questo post, apprezzo i pareri "fuori dal coro" e ammetto che mi sono ritrovata molto sul discorso della scrittura per certi versi.
    Non leggo troppe graphic novel ma questa la volevo (e ho intenzione di recuperare anche Il porto proibito prima o poi). Amo lo stile poetico, e a differenza tua, ho apprezzato molto applicato a certe situazioni che si poteva descrivere o così o semplicemente con i disegni, e pure certi "discorsoni" che facevo i personaggi tra loro non mi sono pesati, certo ci ho messo un po' a capire certi ragionamenti ma i loro confronti culturali mi sono piaciuti. Il mio problema, in cui mi sono impantanata più volte, anzi sempre, sono state le lettere di Iris al suo "amore minuscolo". Mi sono ritrovata a rileggere più volte la stessa frase prima di comprenderla, e ogni volta che inciampavo in quelle pagine percepivo uno stacco netto alla narrazione, come se rovinasse il flusso della storia ...valutavo sempre la loro durata e più volte ho avuto la tentazione di saltarle, ma come te, non rientra nella mia politica di lettrice.
    La madre di Iris era una boccata d'aria fresca tra le pagine, e fino all'ultimo ho sperato in un happy ending anche per lei, era un personaggio che riusciva a ravvivare la storia, a farti sorridere e riprendere fiato tra il fiume di poesia.
    Di solito non mi piacciono troppo i salti temporali e quando la storia tocca troppi temi, la maggior parte degli autori si perdono, invece qui ho tollerato e amato tutto, perché tutto è stato trattato davvero bene nonostante le molteplici storyline, sono riusciti a intrecciare gli argomenti senza strafare o senza lasciarli indietro.

    Ps: per la "sensibilità" verso l'argomento gravidanza ti faccio compagnia XD

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    1. Grazie per il commento! :) Sono contenta che a te lo stile non sia dispiaciuto, anche perchè il messaggio è comunque molto bello ed è un peccato quando è la "forma" a rovinarne la percezione.

      Sí penso che forse le lettere di Iris siano state la parte piu facile in cui impantanarsi, magari sarebbe stato meglio metterne di meno.

      Sulla gestione delle storie dei personaggi sono d'accordo con te! :)

      Ps: ahah grazie! ;) Non so perché mi faccia così impressione '_'.

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